gentiluomo s.m. 'Chi è riconosciuto dall'opinione pubblica come persona retta, degna di rispetto, che segue il codice cavalleresco e che, dunque, ha accesso alle prerogative cavalleresche, in primis quella di difendere il proprio onore. Il g. non è necessariamente un nobile, ma l'esserlo nobilita'
E:
comp. di gentile e uomo.
D: XIII in. (TLIO)
1826, Ferdinando Malvica, Epistola sopra il duello, pp. 50-51
1839, Isacco Pesaro Maurogonato, Intorno al duello. Dissertazione, p. 51
1904, Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, p. 265 [ed. 1919]
Lei ha ragione, lei freme, lo vedo: il sangue non è acqua. Ebbene, si rivolga subito a due ufficiali del regio esercito: non possono negarsi di rappresentare un gentiluomo come lei in una partita d'onore.
1926, Jacopo Gelli, Codice cavalleresco italiano: con il commento e note di giurisprudenza cavalleresca, pp. xvi-xvii
Dopo il suffragio universale, la gentilhommerie
universale [...].
Provatevi a fare un'osservazione qualunque al
tranviere che non vi consegna il biglietto se prima
non si è accuratamente sputato sulle dita - o al
commesso che squassa la bella capigliatura fatale,
guardando con occhio impudentemente
infiammato la vostra compagna, di dietro al banco
del negozio. - E quelli vi risponderanno subito: «Badi come parla! Sono un gentiluomo!» e vi
manderanno a, domicilio altri due commessi o altri
due tranvieri, vestiti naturalmente di nero.
Scheda a cura di Stefano Miani
Pubblicato il 29/08/2025